mercoledì 25 novembre 2015

Trovare il senso

Tunisia, Libia, Turchia, Pakistan, Francia, Mali, Siria, Nigeria, Ucraina, Iraq, Somalia, Congo, Afghanistan, Cecenia, Israele, Sudan, Yemen… Da una parte.

Quotidianità, gite, impegni, panorami, caffè, capricci, pensieri. Dall’altra.

Conversare, rispondere, pubblicare, condividere, linkare, scrivere. Ho pensato che non ne valesse la pena. Che non ci fosse spazio per tutto questo, che non avesse senso quando il mondo è in cerca di pace. Una pace che non troverà, una pace che non è in grado di dare.

Intanto le settimane trascorrono. Mentre le notizie si ripetono e s’imbruttiscono la mia famiglia vive le sue giornate, tra impegni, attività, le scarpe di un numero più grande da comprare, l’entusiasmo per una nuova parola imparata, la gioia di un bel voto, i regali da impacchettare. Fermarsi non è possibile.

E mi viene in mente una canzoncina che canto con i miei bambini. Una mattina, mentre facciamo colazione.

“Do la mia pace a voi, io non vi do come il mondo vi dà.
Il vostro cuor non tema, credete in Dio e in me.
… Su nel ciel c’è un posto anche per voi.
Io vado a prepararlo, poi ritornerò…
Do la mia pace a te, sol non temer, non temer, non temere.”

Sono le parole di Gesù, riportate nel vangelo di Giovanni, al capitolo 14.

In queste parole ho trovato la risposta alle mie domande. Il perché, il come e il senso del vivere la mia quotidianità. Abbiamo il dovere di essere informati, consapevoli, uomini e donne di preghiera, uomini e donne che agiscono, mogli, madri e mariti, padri presenti.
Con la vera pace nel cuore, è possibile.

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